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Gennaio/Febbraio 2012 ONU e Tu

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Per molti anni la prosperità di un paese è stata basata sul suo Prodotto Interno Lordo (PIL). Il PIL misura il valore monetario di tutti i beni e servizi che vengono prodotti all’interno di una nazione durante un dato periodo e venduti ai consumatori, ai governi, agli investitori o esportati. In sintesi, questo significa che il PIL rappresenta la parte del benessere della popolazione che deriva dal consumo di beni e servizi. Affinché il PIL di un paese cresca, le persone devono consumare sempre di più.

Ci sono molteplici critiche all’uso del PIL come indicatore della prosperità di un paese. Ad esempio, se un paese è coinvolto in una guerra o subisce disastri naturali, le transazioni monetarie aumenteranno, portando così a un PIL più alto. Se una piccola parte della popolazione spende in modo stravagante, ma molti non hanno le risorse per spendere, il PIL può mostrare una crescita, ma al costo di una grande disuguaglianza.

Secondo Richard Heinberg, “Calcolare la salute complessiva di una nazione in base al suo PIL ha tanto senso quanto valutare la qualità di un brano musicale semplicemente contando il numero di note che contiene”. [1] Il PIL prende in considerazione un unico risultato finale – la crescita economica. Questo significa che non vengono prese in considerazione esternalità come il costo delle risorse naturali, salari equi, ecc. Molti economisti, così come specialisti in altri campi, stanno ora sostenendo il triplo risultato finale – crescita sociale, ambientale ed economica.

Un pianeta con risorse finite non può sostenere una crescita perpetua. Questa consapevolezza, tuttavia, implica un ripensamento totale della natura della crescita e della prosperità, nonché una ristrutturazione della nostra attuale architettura finanziaria globale.

Naomi Klein afferma che “il nostro attuale modello economico si basa sulla premessa errata che la natura sia illimitata, che saremo sempre in grado di trovare di più di ciò di cui abbiamo bisogno, e che se qualcosa si esaurisce può essere sostituito senza problemi da un’altra risorsa che possiamo estrarre all’infinito”. [2] L’economista ambientale Tim Jackson rende la scelta davanti a noi molto chiara: “Butta il sistema o fai schiantare il pianeta”. Il nostro attuale sistema economico non è più sostenibile.

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Ha portato a una ricchezza estrema per alcuni paesi e individui a spese di molti dei paesi meno sviluppati (PMS) e di una grande maggioranza delle popolazioni sia dei PMS che dei paesi industrializzati. La domanda che dobbiamo porci è: “Come possono le persone lavorare, individualmente e collettivamente, per sfidare l’attuale società dei consumi onnipervasiva che è distruttiva sia per le persone che per il pianeta in modo tale da portare veramente a costruire il regno di Dio sulla terra?

Cosa ha da offrire la Dottrina Sociale Cattolica nel mezzo delle crisi economiche e ambientali? Alcune citazioni su cui riflettere: “La società moderna non troverà alcuna soluzione al problema ecologico se non PRENDERÀ SERIAMENTE IN ESAME IL PROPRIO STILE DI VITA. In molte parti del mondo, la società è dedita alla gratificazione immediata e al consumismo mentre rimane indifferente ai danni che questi causano.” Giovanni Paolo II in La Crisi Ecologica: Una Responsabilità Comune “Non possiamo interferire in un’area dell’ecosistema senza prestare la dovuta attenzione sia alle conseguenze di tale interferenza in altre aree sia al benessere delle generazioni future.” Giovanni Paolo II in La Crisi Ecologica “Bisogna denunciare i meccanismi e le strutture economiche, finanziarie e sociali che sono manipolati dai ricchi e dai potenti per il proprio beneficio a spese dei poveri.” – Giovanni Paolo II in Solicitudo Rei Socialis “Il profitto è utile se serve come mezzo verso un fine che fornisca sia un senso di come produrlo sia di come farne buon uso.

Una volta che il profitto diventa l’obiettivo esclusivo, se è prodotto con mezzi impropri e senza il bene comune come suo fine ultimo, rischia di distruggere la ricchezza e creare povertà.” – Benedetto XVI in Caritas in Veritate “La domanda di Caino, ‘Sono forse io il custode di mio fratello?’, ha implicazioni globali ed è una sfida speciale per il nostro tempo, toccando non un solo fratello ma tutte le nostre sorelle e fratelli. Siamo responsabili del destino dei poveri del mondo? Abbiamo doveri verso le persone sofferenti in luoghi lontani?

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Dobbiamo rispondere ai bisogni dei rifugiati sofferenti in nazioni distanti? Siamo custodi della creazione per le generazioni future? Per i seguaci di Gesù, la risposta è SÌ! – Conferenza Cattolica degli Stati Uniti in Chiamati alla Solidarietà Globale “Una delle grandi sfide allo sviluppo umano autentico è la realtà delle miserie della povertà o del sottosviluppo economico che esiste fianco a fianco con l’inammissibile super-sviluppo che comporta consumismo e spreco.” – Giovanni Paolo II in Solicitudo Rei Sociales La domanda fondamentale da porsi sullo sviluppo economico è: Cosa sta facendo alle persone?

Cosa sta facendo per le persone? Cosa sta permettendo alle persone di fare per se stesse? – Vescovi degli Stati Uniti in Giustizia Economica per Tutti “I deserti esterni nel mondo stanno crescendo, perché i deserti interni sono diventati così vasti.

Pertanto i tesori della terra non servono più a costruire il giardino di Dio in cui tutti possano vivere, ma sono stati messi al servizio dei poteri di sfruttamento e distruzione.” – Papa Benedetto XVI Alcune altre citazioni su cui riflettere: “Le scelte che facciamo determinano se il segno che lasciamo migliora o diminuisce il contributo umano alla grande ricerca della Creazione di attualizzare le sue possibilità. Noi contiamo. Le nostre scelte fanno la differenza. – David Korten “Il fatto è che la Vita Religiosa non è mai stata pensata semplicemente come una forza lavoro nella chiesa; era pensata per essere una presenza incisiva, un paradigma di ricerca, un segno delle anime umane e un catalizzatore per la coscienza nella società in cui è emersa. -Joan Chittister “Il potere dormiente delle donne insieme è la risorsa non sfruttata necessaria all’umanità e al pianeta.” – Jean Bolen “Il mondo non è finito, ma il mondo come lo conosciamo sì – anche se non lo sappiamo ancora del tutto.” –Bill McKibben “La prosperità per pochi fondata sulla distruzione ecologica e sulla persistente ingiustizia sociale non è

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